L’e-commerce senza controlli: Internet è la casa dell’illegalità?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Aicel.

Internet viene incolpata di traghettare le vendite di falsi in Italia. Il 30% delle merci vendute on-line sarebbe contraffatta. Indubbiamente questo è un dato rilevante.

La contraffazione infatti, lede l’intera economia nazionale e soprattutto il buon nome di un settore, quale il commercio elettronico, già fortemente ostacolato nella sua crescita da barriere logistiche e strutturali.

In realtà, i dati presentati dalla ricerca della Confcommercio fotografano appieno l’irregolarità delle compravendite che avvengono senza nessun tipo di controllo attraverso i portali di aste on-line.
Non a caso nella suddetta indagine la contraffazione distribuita su Internet viene equiparata alle vendite degli abusivi, spesso stranieri legati alla criminalità organizzata.

‘I negozi on-line regolari, sono soggetti a verifiche puntuali e controlli certosini.’ Spiega Andrea Spedale, presidente di AICEL ‘Motivo per cui questo tipo di illegalità danneggia in primo luogo proprio gli operatori professionali del settore. Lascia piuttosto perplessi la facilità con cui il singolo cittadino può acquistare merce palesemente contraffatta attraverso le aste on-line. I falsi sono sotto gli occhi di tutti e non ci sono azioni specifiche di contrasto’.

AICEL nasce con l’obiettivo di divenire il punto di riferimento per gli operatori del commercio elettronico e a tutt’oggi è il network che raccoglie il maggior numero di realtà del settore.
AICEL e’ la risposta alle imprese operanti nell’e-commerce italiano che desiderano avere uno spazio dove incontrarsi, conoscersi, creare sinergie e collaborazioni.
Riprendendo e attualizzando il meccanismo dell’agora’, AICEL è riuscita a far incontrare merchant pronti a attivarsi per far crescere il mercato.
Focalizzandosi sulle problematiche comuni e sulle opportunita’ di un contesto in forte espansione i vari operatori hanno trovato punti di accordo e interessanti spunti per cooperazioni e progetti comuni.

Per ulteriori informazioni contattare:

Barbara Bonaventura
barbara.bonaventura@aicel.it – www.aicel.it
Tel. +39.049.9360466 Fax +39.049.8591206

Categoria: E-commerce

Falsario a chi?

Riceviamo una email da parte di Aicel (Associazione Italiana del Commercio Elettronico) che, condividendola, pubblichiamo integralmente.

Di oggi l’ennesima notizia a discredito del commercio elettronico italiano.

Secondo un’indagine svolta dalla Confcommercio-Istituto Piepoli, il 30% delle merci contraffatte vendute nel nostro paese vengono offerte attraverso Internet.

E’ sotto gli occhi di tutti come questo possa avvenire.

Mentre i negozi on-line vengono controllati, ci sono altri canali di vendita completamente senza verifiche.

Canali dove chiunque può vendere riproduzioni, copie e falsi senza incorrere in nessun tipo di sanzione.

Il tutto senza garanzie, senza tutele a discapito della sicurezza e della salute degli acquirenti.

AICEL richiede l’impegno attivo da parte di tutti – operatori e consumatori – in quanto la contraffazione non solo è un reato, ma anche un calcio nel sedere alla cittadinanza onesta.

Se nella navigazione entrate in contatto con annunci o proposte commerciali di prodotti contraffatti scrivete senza esitazioni a sos@gat.gdf.it

La legalità è la norma, non l’eccezione.

Per documentarsi o per esprimere un parere potete scrivere direttamente sul forum

Categoria: E-commerce

Confrontarsi …

Domani Riccardo terrà una lezione nella “sua” università Bocconi ed io, che invece mi sono laureato in un’altra università e la Bocconi l’ho sempre vista come l’accademica “rivale”, lo seguirò per parlare di web marketing e di commercio elettronico alla SDA.

Ancora una volta ci dedicheremo a raccontare il nostro mondo, le sue opportunità ed i suoi ritardi e ci confronteremo con studenti ed aspiranti manager che guarderanno all’e-commerce come un fenomeno ormai di massa ed un’occasione di business da valutare, ponderare, criticare.

Mettersi in discussione e mettere in comune competenze e informazioni… alla fine l’obiettivo e la sfida è sempre lì: migliorare giorno per giorno la nostra professionalità, il nostro servizio, l’azienda che costruiamo da protagonisti.

Categoria: E-commerce

L’e-commerce, specchio dell’innovazione italiana

Lo scorso lunedì si è svolto a Milano un importante convegno in Camera di commercio sui temi dell’innovazione (tecnologica e non solo) e del ruolo che Milano può giocare nel trainare un’economia che ancora stenta ad adeguarsi, su questo fronte, al resto dei Paesi dell’Unione.

Tra i tanti interventi di personalità dei mondi delle imprese, delle istituzioni e dell’università, quelli del sottosegretario alle Comunicazioni Luigi Vimercati e del Ministro agli Affari Regionali Linda Lanzillotta.

Cito in particolare due spunti lanciati da relatori coinvolti anche grazie alla collaborazione con Pangora.

Il primo è stato di Francesco Morace, sociologo ed autore di un interessante blog che ha stimoltato tutti, in primo luogo, a “riconoscere” e valorizzare le eccellenze che già esistono nei nostri territori per promuoverle a livello di sistema.

Il secondo è stato di Roberto Liscia, presidente di Netcomm, il consorzio del commercio elettronico italiano, che bene ha contestualizzato l’e-commerce come fenomeno che denota in buona misura i limiti, ma anche le opportunità per le nostre imprese ed il nostro sistema Paese.

Categoria: E-commerce

Perchè l’e-commerce italiano non raggiunge gli standard europei?

Nel 2007 l’e-commerce italiano supererà i 5 miliardi di euro con una crescita del 30% rispetto al
20061. Per quanto confortanti, questi numeri ci vedono ancora lontani da gli altri Parse europei; i settori trainanti sono sempre il turismo,l’informatica e l’elettronica.

L’e-commerce italiano ha difficoltà ha raggiungere i livelli degli altri Paesi europei a causa di due reticenze tipiche della nostra cultura:

  • dal lato dell’offerta le aziende italiane investono ancora poco nel canale on-line temendo di cannibalizzare le reti tradizionali. La grande distribuzione è un terreno ancora vergine; la vendita dei prodotti fisici on line rappresenta, infatti, solo il 5% di tutto il paniere dell’e-commerce italiano contro il 50% di quello estero2;
  • dal lato della domanda, invece, il definitivo decollo dell’e-commerce, che ci equiparerebbe ai livelli degli standard europei, è impedito dalla mancanza di fiducia di acquistare su internet. Nonostante le frodi on line nel 2007 siano scese ai livelli minimali dello 0,2%3, gli italiani continuano a mostrare poca fiducia nei sistemi di pagamento on line.
    Il più grande timore è quello di vedersi duplicata la propria carta di credito, timore del tutto infondato visto che la maggior parte dei siti di e-commerce , in merito alla sicurezza, adottano regole più ferree rispetto agli stessi standar imposti dalla Legge e soprattutto considerato che la maggior parte delle frodi avvengono off-line.
    La causa di questa distorta concezione degli italiani può essere attribuita alla mancanza di informazione e alla facilità con la quale costantemente i mezzi di informazione di massa associano l’on line alla frode e all’insicurezza. Da tempo sta lavorando in questa direzione il Netcomm ( Consorzio del Commercio Elettronico Italiano) che a breve realizzerà la Carta dei diritti degli shopper italiani per mettere luce in un mercato in cui ci sono tanti angoli bui per gli utenti.

Quando in Italia la tendenza ad acquistare on line prenderà piede diventando dinamica abituale dei nostri comportamenti d’acquisto, allora si che l’e-commerce italiano potrà sfruttare a pieno l’inventiva e l’originalità che da sempre lo contraddistinguono.

1 NETCOMM e SCHOOL OF MENAGEMENT DEL POLITECNICO DI MILANO; www.mirandola.net
2 NETCOMM; AdV, Strategie di comunicazione 2007
3 NETCOMM; www.mirandola.net

Categoria: Shopping Comparison

L’Italia non va in rete

network readliness indexCopio di sana piana un articolo che ho letto su Focus, cercando anche di ricostruire la tabella pubblicata su quella rivista.

I Paesi all’avanguardia nell’uso di Internet per favorire la crescita economica sono quelli scandinavi (Danimarca, Svezia e Finlandia, ma anche Norvegia e Islanda), seguiti da Svizzera e Stati uniti.

All’ultimo posto, tra i 122 Paesi della speciale classifica mondiale stilata ogni anno dla World economic forum, c’è invece il Ciad (Africa centrale).
L’Italia è al 38° posto e ha guadagnato, rispetto a un anno fa, 4 posizioni; ma è sempre l’ultima tra i Paesi del gruppo G7.
Nello stesso tempo, hanno clamorosamente perso posizioni gli Stati Uniti, scesi dal 1° al 7 ° posto.

La classifica (nota come Network Readliness Index) ordina i Paesi in base a 67 variabili tra cui la disponibilità e l’uso di infrastrutture tecnologiche e l’adeguatezza della regolamentazione.

Speriamo che il nostro governo prenda le sue contromisure, annunciando seri investimenti per far recuperare terreno al nostro stivale che ha tutta la volontà, le energie e le capacità per primeggiare.

*** In bianco è indicata la posizione nella classifica di 122 Paesi, tra parentesi la differenza rispetto al 2005/2006.

Categoria: Internet

Pangora: nuove statistiche per gli shop (versione beta)

totale clickCon piacere Pangora rilascia a tutti i suoi clienti, in versione Beta, un pannello di controllo più aggiornato.

Fino a ieri comunicavamo allo shop, sempre attraverso una interfaccia personalizzata protetta da username e password, il solo totale dei click generati dal nostro network. Un dato utile ma che poteva essere ulteriormente raffinato.

Ed infatti ora è possibile anche conoscere le top 100 offer più cliccate del proprio database. Una informazione che può essere utile per capire gli interessi degli utenti di un certo periodo e attivare eventuali azioni di web marketing.

Rimangono ovviamente anche le informazioni di traffico totale suddivise per portale. I più attenti si saranno accorti anche che la grafica di www.pangora.com è cambiata: a breve un comunicato ufficiale.

Categoria: Shopping Comparison

V-Day … ma allora il Web esiste !

Come tutti, anch’io sabato ho assistito alle notevoli code per il V-Day di Beppe Grillo. Tralascio gli aspetti politici – non oggetto di questo blog – e mi concentro su una riflessione fatta anche da Michele Serra sulla Repubblica di ieri.

I 300 mila che si sono messi in coda, certo sospinti dalla ventata di antipolitica di questi giorni e dal carisma del comico-plemista, sono il risultato di un fenomeno di comunicazione puramente online. Se “il popolo dei blog” non è riducibile al network di Grillo, è pur vero che in un giorno pieno di altri eventi mediatici (i funerali di Luciano Pavarotti, il rugby), con la sola Internet questa iniziativa è riuscita a bucare anche la coltre di pressapochismo o ostruzionismo che gli altri media spesso riservano al Web il quale ha battuto un palpabile e sonoro colpo per affermare il suo ormai irrefrenabile impatto sulla realtà “vera”.

Un segnale importante (evidentemente non l’unico) che è venuto da quelle code.

Categoria: Internet

E-commerce no-logo ?

Salvo poche eccezioni costituite da realtà multinazionali o di grandi aziende, la realizzazione di campagne di comunicazione sul Web da parte di negozi online ha avuto finora una concretizzazione estremamente limitata.
Inseriti in un mercato ancora giovane, gli shop hanno preferito dedicare tutta la loro attenzione – spesso già limitata – alle iniziative a pay per performance.

E’ il tipico effetto del nanismo da cui è affetto il mercato e-commerce italiano: in assenza dei grandi retailer offline dal lato dell’offerta, sono prevalentemente aziende medie e piccole a sostenere la domanda, aziende che per mancanza di risorse non riescono ad alimentare la propria crescita, anche in termini di notorietà del marchio e di raggiungimento di nuove fasce di utenza, inibendosi così l’ampliamento stesso dei volumi di vendita e l’accesso a maggiori marginalità operativa

E’ un circolo vizioso da cui non guadagna nessuno: né le aziende protagoniste del settore, né i consumatori, né il mercato Internet nel suo complesso. E’ ahimè un limite della struttura industriale del Paese nella sua interezza.

L’e-commerce però continua a crescere: è importante pertanto tenere presente che branding ed acquisition, lungi dall’essere alternativi, si rafforzano l’un l’altro per conseguire una piena attenzionalità da parte del consumatore ed una più rapida ed incisiva preferenza nelle sue decisioni d’acquisto.

Categoria: E-commerce

Esce il sole, calano i “consumi” Internet

grafico calanteNon è una grande novità se diciamo che con un bel sole fuori di casa la gente preferisce evitare di stare davanti al computer. E di fatti è stato così anche quest’anno: a giugno, il tempo che ciascun navigatore ha dedicato, nel mese, ad Internet, si è contratto del 10% (e ipotizzo che possa solo peggiorare per luglio/agosto).

Parliamo di 20 ore e 28 minuti online, due ore in meno rispetto a maggio. Non è un dato che spaventa ed, anzi, direi che è in linea con gli anni passati e con la stagione.

Qualche “perla” in più (fonte: Nielsen/NetRatings – giugno 2007):

  • sono i giovani tra i 25 e i 34 anni a ridurre maggiormente, d’estate, la permanenza sul web (meno 10 ore al mese);
  • aumenta il tempo speso dai meno giovani: dai 12 ai 17 anni il consumo estivo aumenta di circa 2 ore in più al mese;
  • l’utenza professionale (coloro che navigano dall’ufficio) si contrae fino a consumare 5 ore in meno di Internet a testa (sempre al mese);
  • crescono le categorie dei siti di cucina e alimentazione, +7% rispetto a maggio (sicuramente tutti vogliono magicamente essere in forma per la prova costume…), quelle per la ricerca di un lavoro (+3% – arriva l’estate, c’è sempre voglia di cambiamento) e quelle delle carte di credito (+8% – bisogna finanziare le vacanze…)

Categoria: Internet

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