Io Twitto da solo

Sembra che Twitter abbia deciso di giocare da battitore libero.
A rivelare in maniera “recondita” i piani strategici futuri è stato, da un suo blog post scritto a fine giugno, lo stesso consumer product manager  Michael Sippey.
Per standardizzare l’esperienza d’uso del social microblog, accentrare il controllo sul suo network e monetizzarlo più facilmente, Twitter sembra voler barrare cooperazioni future con servizi e applicazioni di terze parti. Cosa in cui si era già cimentato chiudendo i battenti alla partnership di cross-posting che lo legava a LinkedIn.
Sippey ha spiegato l’intenzione dell’azienda di introdurre nuove features come le “expanded tweets” che daranno più visibilità ai contenuti di providers quali GigaOm e il New York Times ogni volta che un link è incluso in un tweet.
Inoltre è chiara la volontà di estendere il programma a un numero sempre più grande di editori, a cui verranno forniti strumenti proprietari per potenziarne i siti, e di frenare le velleità di “sviluppatori anarchici” tramite l’imposizione ai partners del Developer Rules of The Road e rendendo più restrittive le linee guida per l’uso delle Twitter API.
Ma mettersi contro l’ecosistema degli sviluppatori indipendenti è un rischio: molti dei servizi e delle applicazioni a cui si voltano le spalle, sono le stesse usate ed apprezzate dagli aficionados di Twitter e  hanno permesso la generazione del fatturato dell’azienda.

La base utente che è anche fornitrice di contenuto monetizzabile ora potrebbe irritarsi  di fronte all’atteggiamento di Twitter e al suo orientamento al ROAS e non più all’esperienza utente.
Se il passato ha qualcosa da insegnare, basta guardare al fallimento di MySpace e di Digg: l’emoraggia degli utenti è coincisa con l’abbandono da parte delle aziende della mission di user satisfaction per intraprendere quella di advertisers and clients safisfaction.

Categoria: Internet

Presentazioni dal futuro: Google I/O 2012

E’ iniziato ieri (almeno per noi qui i Italia contando le ore di fuso orario) l’evento made in Google più importante dell’anno, il Google I/O 2012 appunto, dedicato agli sviluppatori ma soprattutto alla presentazione dei nuovi prodotti e progetti del colosso americano. Tre giorni pieni, fino a venerdì 29 giugno, di meeting, anteprime, e anche frecciatine al rivale Apple che proprio qualche settimana fa ha richiamato le attenzioni degli appassionati con il WWDC 2012 di San Francisco.

Google ha naturalmente allestito un’agenda digitale dell’evento seguibile in streaming a questa pagina in continuo aggiornamento https://developers.google.com/events/io/  : qui sono e saranno trasmessi tutti i keynote, oltre a uno spazio dedicato alla condivisione di foto, messaggi e annunci in diretta.

Le novità riguardano soprattutto i nuovi dispositivi e sistemi Android, in continuo aggiornamento data la concorrenza serrata con Apple che ha appena annunciato la prossima uscita di Ios 6, e di Microsoft con Windows Phone 8.

Prima fra tutte le new entry di Google è Android 4.1 Jelly Bean, successore di Ice Cream Sandwich, che sarà disponibile da Luglio sui dispositivi mobili Galaxy Nexus e Motorola Xoom. La parola d’ordine sarà “istantaneità” , con Google che potrà suggerire in tempo reale un percorso alternativo in caso di traffico, tastiera a comando vocale intelligente con funzione di suggerimento parole e possibilità di associare altri dispositivi esterni per la condivisione immediata di documenti, appuntamenti ecc..

Altro gioellino di punta è Nexus 7 , il primo tablet firmato Google che andrà a sfidare l’Ipad di Apple e il Kindle di Amazon sia a livello di funzionalità e prestazioni (sfrutterà infatti la nuova versione Android 4.1 Jelly Bean) che a livello economico, dal momento che sarà acquistabile per soli 199 dollari.

Nexus Q è invece il nuovo “centro multimediale” per la casa, un piccolo computer tondeggiante da poter collegare anche wi-fi con tutti i dispositivi fissi e mobili per smistare tutti i tipi di contenuti audio, video, grafici ecc..il prezzo? 299 dollari e arriverà sempre a luglio.

Dulcis in fundo i Google glasses, che stanno facendo sognare tutti gli amanti della realtà virtuale (ancora per poco) per la possibilità di leggere notifiche o scattare fotografie con i soli movimenti della testa..Per il momento saranno disponibili solo per i tecnici alla modica cifra di 1500 dollari

Hasta la vista! 🙂

Categoria: Internet

Il bello di Internet

foolishIl mondo digitale è ricco di sorprese. Dal momento che inviare una mail o un tweet non costa nulla, la quantità di comunicazioni che riceviamo è davvero spropositata e, talvolta, anche mal curata.

Questa mattina ricevo una email. La leggo due volte e sorrido. E mi chiedo: ma davvero? Ma chi l’ha spedita crede davvero che possa mai rispondere?
Beh, provo ad aiutare il mittente, pubblico la mail anche qui, magari a qualcuno interessa:

Oggetto: collaborazione-societa´

siamo interessati a un contatto con la vostra  societa´, per iniziare una negoziazione  ,al fine di aumentare le vendite delle societa´ON LINE  con cui lavorate.

al fine di arrivare a   un accordo commerciale ,basato su risultati reali ,di aumento delle vendite.

 grazie per rispondere alla nostra  e-mail

societa´   te.mo. srl.
santo domingo
repubblica dominicana
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Categoria: Internet

Cartellino Rosso per Rooney e Nike su Twitter

E’ errato pensare che sui social network, liberi e gratuiti, sia tutto permesso.
Forse, il calciatore della nazionale inglese Wayne Rooney e il suo compagno di squadra Jack Wilshere ignoravano le regole comportamentali a cui anche Twitter deve sottostare in quanto medium.

Tanta naïveté non può certamente essere attribuita agli esperti marketing del loro sponsor comune, la Nike, che si è vista sanzionata ed espulsa dal microblog dall’ Advertising Standard Authority con l’accusa di pubblicità occulta. Il primo caso nella storia ndi Twitter.
Rooney, che vanta un profilo Twitter con circa 3 milioni e mezzo di followers, aveva scritto lo scorso gennaio un messaggio ai suoi fans palensando il proposito di iniziare e finire l’anno da campione. Quasi in contemporanea Wilshere tweettava rassicurando gli inglesi che nel 2012 sarebbe rientrato nel suo club.
Peccato che i messaggi erano seguiti dall’hashtag #makeitcount.gonike.me/Makeitcount’ con lo slogan della Nike e il link ad un video promozionale.
Nike Uk si è difesa sostenendo che è nota la sponsorizzazione dei due calciatori da parte dell’azienda e. in più,  non c’è nulla di male che due colleghi chiacchierino con i fans e tra di loro in modo confidenziale dalle loro bacheche personali, comunicando i loro obiettivi per il 2012. Tra l’altro l’hashtag richiama direttamente e nomina la Nike, non lasciando dubbi sulla loro natura pubblicitaria.
L’Authority inglese non si è fatta convincere: ha rilevato la natura tendenziosa dei tweet,concordati con un responsabile del marketing di Nike, privi dell’indicazione #ad e non sufficientemente espliciti per gli utenti di Twitter abituati a leggere velocemente i messaggi e ad assorbire involontariamente ogni forma eventuale di pubblicità subliminale.
Violazione del codice di condotta è il verdetto finale e, dunque, censura.

Categoria: Internet

BlogWorld: americani vs europei

Tra il 5 e il 7 il giugno si è svolto a New York il BlogWorld & New Media Expo, con sottotitolo The future of Content, Community and Commerce. Questo evento, il più grande e forse l’unico a questo livello, è dedicato alla promozione dell’industria dei nuovi media. I partecipanti sono stati migliaia, in rappresentanza di oltre 50 paesi nel mondo, per parlare e trasmettere le proprie esperienze su attività di Content Creation, distribuzione, strategie di Social Media Marketing e tutti gli strumenti d’avanguargia dei blogger più influenti del Web. Ha coinvolto ogni genere di figura, professionale e non, dell’ambiente online: dal semplice blogger al pocaster, dagli influenzatori sociali ai giornalisti online.
Tra gli espositori presenti si possono citare .ME Registry, che mette a disposizione l’utilizzo del particolare .me nella registrazione domini, WordPress, celebre software che consente di creare facilmente il proprio blog, Overblog, piattaforma di condivisione contenuti tramite i social, Stitcher Radio, Simul TV, YouSay Too e tanti altri.
Tra i tanti eventi e conferenze tenute al BlogWorld è interessante soffermarsi sul lancio della nuova versione di Overblog, contestualmente alla quale è stato pubblicato uno studio sui diversi comportamenti e tendenze dei blogger americani ed europei. Le statistiche si basano su un campione di 5.000 influenzatori in tutto il mondo. Quello che salta subito all’occhio è il numero di coloro che svolgono l’attività di blogger per la compagnia in cui lavorano: il 43% degli Americani contro l’11% degli Europei, che invece utilizzano i blog prevalentemente per i propri interessi. La maggior parte dei blogger del Vecchio Continente, infatti, lo fa per passione per l’argomento del blog e per condividere la propria conoscenza e le proprie esperienza. Forse sentendo maggiormente questo legame personale, al momento di lasciare il proprio contatto il 64% degli europei lascia l’url del blog, molto più che altri generi di contatti, come Twitter o Facebook, contro il 43% dei blogger d’oltreoceano. Nonostante questo va segnalata una curiosa statistica sulla tendenza a rivelare la propria identità su Internet: il 94% degli americani usa il proprio nome ed è direttamente riconoscibile. Gli europei sono invece molto più discreti e preferiscono usare uno pseudonimo: solo il 32% non nasconde la propria identità.
Lo studio fa riflettere su quanto gli americani vedano con occhio più professionale gli sbocchi del Web. Forse per questo i loro blog trattano per lo più argomenti di nicchia, con meno ramificazioni o categorie. La maggior parte degli europei invece punta sul tema ampio, conosciuto e spesso con una struttura a multi categorie.

Sono molte le curiosità e le differenze tra queste due realtà, da un lato certamente giustificate da una diversa mentalità ma dall’altro, soprattutto riguardo alle possibilità commerciali del Web, testimoniano un certo ritardo nel capire e sfruttare i nuovi media. Basti pensare che il 50% degli europei non guadagna niente dall’attività di blogging (14% americano) e solo il 5% oltre i 3.000 dollari, contro il 16% dei blogger americani.

Categoria: Internet

Apple e Google: guerra a colpi di “Mappe”

E’ di due giorni fa la notizia riportata dal Wall Street Journal secondo cui la casa di Cupertino sarebbe decisa a interrompere il sodalizio (nato 5 anni fa) con Google per il servizio Google Maps installato su iPhone e iPad.
Il motivo?Semplice!Stando alle stime presunte, il ricavo delle inserzioni pubblicitarie geolocalizzate nel 2012 è destinato a salire del 25%, motivo in più per spingere la mano su questa strategia commerciale da milioni di euro, contando che il 90% degli Aplle-addicted utilizza il servizio praticamente quasi tutti i giorni.
Così, Apple vorrebbe sostituire Google Maps con un sistema proprietario, con servizi aggiuntivi per gli utenti e potenzialmente già concorrenti alle novità di casa Google.
Non è un caso infatti che a distanza ravvicinata il colosso della Sunnyvale abbia appena presentato in questi giorni la nuova versione della propria piattaforma che si può riassumere in 3 importanti valori aggiunti:

1- Introduzione di Trekker, un nuovo strumento in grado di trasferire Street View anche in luoghi inaccessibili alle auto
2- Utilizzo offline dell’applicazione. Si potrà accedere alle mappe anche senza connessione internet, salvando prima sul proprio smartphone la zona di interesse.
3- Potenziamento 3d per Google Heart, per immagini ed elaborazioni sempre più realistiche

Non resta che aspettare il prossimo WWDC 2012 (Worldwide Developers Conference) di San Francisco il prossimo 11 giugno per decretare il vincitore della Mappa!

 

 

 

Categoria: Internet

Ecco perché non si scherza con i social network

Il confine tra abile strategia pubblicitaria e “gaffe” è talmente sottile che a volte qualcuno rischia di caderci. E’ quanto accaduto martedì mattina dopo le terribili scosse del terremoto in Emilia a Groupalia che ha postato sul proprio account Twitter un discutibilissimo: «paura del #terremoto? Molliamo tutto e scappiamo a Santo Domingo!

Immediata l’indignazione della Rete: gli utenti in massa hanno commentato ovviamente disgustati la vicenda, definendola all’unanimità vergognosa. Per tutta risposta Groupalia ha prima cancellato il post, poi ha chiesto scusa e infine nel vano tentativo di riparare in tutti i modi ha fatto ciò che gli americani definirebbero un “banana skin” postando un nuovo tweet in cui manifestava la volontà a donare 1€ alla Croce Rossa Italiana per ogni deal acquistato.»

Anche altre società sono incappate nella stessa brutta gaffe: Prenotable ha twittato: «Paura del #terremoto? Esorcizzate la paura con un bel pranzetto da uno dei nostri 800 ristoranti».E infine Brux Sport, che contemporaneamente suggeriva: «Da oggi puoi assorbire le vibrazioni dei terremoti con BRUX!».Da entrambe le aziende, dopo le polemiche, sono arrivate prontamente delle scuse.

Questi tentativi di brand marketing rimarranno negli annali come esempi di “above the line” che superano abbondantemente i limiti del buon gusto !

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Questo e-commerce, cos’è?

Realizzato da magnews, il video ci porta simpaticamente dentro il mondo del web-marketing. Perchè, alla fine, non se ne parla mai abbastanza 🙂

 

Categoria: E-commerce, Web Marketing

Pinterest tra Google e Amazon

C’è chi definisce Pinterest un social network ispirazionale in cui ad ogni desiderio corrisponde un link, spesso contenente un prezzo e una descrizione dettagliata, quindi in vendita.
Sembra che gli utenti che pinnano siano anche disposti a comprare: perci, per incrementare la domanda e supportare la propensione all’acquisto, i merchants stanno invadendo il social network con programmi di affiliazione ed engagement per non perdere l’occasione di accaparrarsi un target promettente e ispirato.
Il motore di Pinterest più che la condivisione dell’interesse, è la monetizzazione dell’interesse grazie ad un business model “sommerso” che sostiene vari siti e-commerce.
Quanto basta per attirare l’attenzione di Google e Amazon, che sembrano “pininteressati” ad inglobare la moda del momento.
Amazon ha già le sue wishlists, ossia aree in cui gli utenti segnalano e rendono visibili agli amici ciò che desiderano comprare nel sito: aree chiuse e non virali che troverebbero espansione e visibilità con l’integrazione di Pinterest.
A Google, scottata dall’acquisizione da parte di Facebook di Instagram, Pinterest permetterebbe di recuperare terreno nel settore dello sharing di immagini e video e potrebbe risolvere alcuni problemi di Google +.
Google, a sua volta, potrebbe applicare la sua esperienza nell’online advertising per incrementare il ROAS di Pinterest. Che ha visto lievitare il suo valore da 27 milioni a 200 milioni di dollari, secondo le stime di Techcrunch.

 

Categoria: Internet

Recensioni false: un algoritmo segugio

Sappiamo ormai che sul web ciò che più conta è quel che dicono di noi, perché Internet ha determinato una gestione paritetica e orizzontale della reputazione. In un panorama del genere è prevedibile – e succede normalmente – che ci sia qualcuno che tenti di sfruttare il sistema, utilizzando opinioni false in grado di influenzare, in un senso o nell’altro, la piazza web.

In una recente conferenza, tenutasi ad aprile 2012 in Francia, è emerso il sistema per individuare queste attività di opinion spamming. A svolgere l’arduo compito dovrebbe essere GSRank (Group Spam Rank), un algoritmo in grado di distinguere non le opinioni false, ma i gruppi di utenti che le scrivono, dove per “gruppi” si intende un insieme di utenti di un sito web identificati tramite un ID.
L’algoritmo si basa su una premessa: comportamento del gruppo di utenti falsi è diverso da quello degli utenti reali, perché i primi si muovono in base a un obiettivo specifico, come quello di promuovere o denigrare un determinato sito o prodotto. Per distinguerli, GSRank studia le connessioni tra gli elementi fondamentali di un sito, i prodotti, i gruppi e i membri che li compongono, analizzando le connessioni tra loro. Ad esempio analizza il grado di spam a cui sono soggetti i prodotti e quanto i gruppi che li recensiscono siano “spammosi”. Per i singoli utenti valuta se abbia recensito prodotti oggetto di spam e di quali gruppi faccia parte. Tutto in un circolo di strette correlazioni.
Il tipo di operazione effettuato da questo algoritmo richiede capacità di calcolo proporzionali alla quantità di traffico e di utenti del sito o portale. Questo perché, per costruire i gruppi, GSRank genera ogni possibile combinazione di utenti, indicando come “sospetti” coloro che rivelano un comportamento da spammer, fanno parte di un gruppo composto da figure simili e recensiscono prodotti generalmente soggetti all’opinion spamming. Tutto questo è possibile solo nel momento in cui lo stesso algoritmo viene dotato della conoscenza di base necessaria: in altri termini, i segnali in grado di evidenziare questo genere di comportamenti.

Gli indicatori sono molti e dotati di corrispondente formula matematica, che non staremo qui a riportare, se non altro per non far finta di sapere come si legga. Tra gli indizi che rivelerebbero un gruppo di spammer possiamo però citare: la finestra temporale in cui sono pubblicate le opinioni e il tempo trascorso dall’uscita del prodotto recensito; la differenza tra il voto espresso e il più distante tra quelli degli utenti fuori dal gruppo; le somiglianze del testo con quello degli altri recensori e con quelli che lui stesso ha già riportato; il peso degli spammer sulla valutazione generale del prodotto, in confronto con il numero degli utenti totali e così via. Più particolareggiati sono gli esempi e le indicazioni fornite all’algoritmo, più precise saranno le sue valutazioni.
L’esempio di opinioni e recensioni non deve trarre in inganno. L’applicazione di GSRank può essere molto più ampia e coinvolgere molti più contesti di utilizzo. Non si tratta della formula definitiva né tantomeno di un elisir di verità ma, pur avendo ancora diversi punti critici, può dare un aiuto notevole a quella che fino a questo momento può essere tranquillamente definita una battaglia contro i mulini a vento.

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