NapsterNo, non è l’inizio di una bella fiaba, ma è la triste storia di una potenza del music/file sharing, che ha trascinato la leggenda della pirateria musicale nella piena e noiosa legalità.
In principio c’era Napster, il primo sistema peer-to-peer della storia, creato da un’idea geniale di Sean Parker (sì, lo stesso che ha messo lo zampino nel progetto Facebook).
Lanciato nel 1999, in breve tempo Napster ottenne un successo clamoroso, tanto che gli utenti arrivarono a considerarlo un vero e proprio “motore di ricerca” per file musicali.
Nel 2001 però i giudici americani fecero chiudere il buon caro Napster, non prendendo minimamente in considerazione che il problema del file sharing non potesse essere risolto dalla chiusura di un singolo programma.
Strano ma vero, dopo la chiusura di Napster spuntarono, come tanti piccoli funghetti, centinaia di programmi per scaricare musica illegalmente (tra i più famosi Kazaa, Winmx ed eMule).
Ancora oggi il problema della pirateria musicale non è stato risolto, ma in compenso sono stati ideati tantissimi siti di streaming audio, come Grooveshark, Spotify, Deezer, Soundcloud, ecc.
Questi permettono di ascoltare file musicali di ogni genere e artista in maniera completamente gratuita, scegliendo il pacchetto base.
Se invece preferisci un trattamento“deluxe”, con un contributo mensile che si aggira mediamente sui 10 euro, puoi evitare le interruzioni pubblicitarie e ascoltare le tue playlist anche offline.
In quest’orda di streaming maniacale c’è anche Rhapsody, un’azienda che si occupa di condivisione musicale online da almeno dieci anni, ma che in Europa non è conosciuta. Rhapsody Proprio per questo ha deciso di iniziare la sua avventura nel vecchio continente con un nome che richiami l’attenzione di tutti: Napster.
Una scelta che potrà pur aver successo, le previsioni infatti dicono che nel nostro continente il mercato della musica online è in crescita, ma che non ha senso a livello etico.
Napster è nato come programma che andava contro il sistema discografico. Non si può prendere un concetto, una filosofia (se pur sbagliata) e cambiarne l’anima. Soprattutto se la motivazione è lanciare l’ennesimo, aspettato, prevedibile sito di music streaming.
Insomma, nessuno si sognerebbe di trasformare Alcatraz in un asilo per bambini prodigio, no?
O forse, forse… 😉